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Istat: Pil fermo, dopo una fase espansiva che dura da tre anni

da Redazione

Nel terzo trimestre del 2018 la dinamica dell’economia italiana è risultata stagnante, segnando una pausa nella tendenza espansiva in atto da oltre tre anni. Dopo tre anni di crescita l’economia del nostro Paese si ferma", è il commento dell’Istat ai dati del nostro Prodotto interno lordo nel terzo trimestre 2018 che resta invariato rispetto al trimestre precedente,a nche se il tasso tendenziale di crescita è pari allo 0,8%.

La variazione congiunturale – spiega l’Istat - è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e dei servizi e di una diminuzione in quello dell’industria. Dal lato della domanda, la stima provvisoria indica un contributo nullo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta. La variazione acquisita per il 2018 è pari a +1,0%.

Anche Eurostat, l’ufficio statistico europeo, rileva una frenata economica, in quanto rallenta la crescita del Pil nel terzo trimestre 2018. Il Pil nell'Eurozona sale di 0,2% e nella Ue-28 di 0,3%. Nel trimestre precedente l'aumento era stato

rispettivamente di 0,4% e 0,5%. Su base annua il Pil è cresciuto di 1,7% nella zona euro e 1,9% nella Ue-28, in frenata rispetto al +2,2% e +2,1% stimati nel trimestre precedente.

Nel contempo l’Istat pubblica i dati relativi ad ottobre 2018 sull’indice del clima di fiducia dei consumator, che passa da 116,1 a 116,6; l’indice del clima di fiducia delle imprese subisce invece un’ulteriore flessione, la terza consecutiva, passando da 103,6 a 102,6.

Segnali eterogenei provengono dalle componenti del clima di fiducia dei consumatori: si rileva un aumento solo per il clima futuro (da 120,3 a 121,5), mentre quello corrente diminuisce da 114,1 a 112,5, la componente economica resta sostanzialmente stabile (da 137,8 a 137,7) e il clima personale torna a diminuire da 109,3 a 108,7.

Con riferimento alle imprese, il clima di fiducia registra, con intensità diverse, una dinamica negativa in tutti i settori (nel settore manifatturiero l’indice passa da 105,6 a 104,9, nei servizi da 105,1 a 103,7 e nel commercio da 104,3 a 101,7) ad eccezione delle costruzioni dove il clima sale da 136,9 a 138,9.

Per quanto riguarda il settore dei servizi, la diminuzione dell’indice di fiducia è dovuta essenzialmente ad un peggioramento dei giudizi sia sul livello degli ordini sia sull’andamento degli affari; invece, le aspettative sugli ordini sono in aumento. Nel commercio al dettaglio, la marcata flessione è principalmente condizionata dalla dinamica negativa sia dei giudizi sia delle aspettative sulle vendite, in presenza di scorte di magazzino giudicate in lieve accumulo.

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