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BIODIGESTORE: GLI INDIPENDENTI ANALIZZANO LA SITUAZIONE

20/04/2024 | Cronaca Cuneo, Gestione del Territorio

di Alessandro Claudio Giordano

Lo scorso giovedì si è tenuta un’inizistiva promossa dal gruppo Indipendenti sul tema del Biodigestore che rappresenta  una querelle  che si trascina ormai da troppo tempo per il territorio cuneese. Un tema su cui si è molto dibattuto e di cui  se ne erano occupati i tecnici delle parti proponenti e la politica nelle sale consiliari di Borgo San Dalmazzo, di Cuneo e degli altri comuni che incrociano la gestione quotidiana dei rifiuti con quella del Biodigestore. Dal canto loro gli Indipendenti, che hanno promosso questo dibattito aperto, si sono impegnati sin dalla prima ora nel contrastare, dati alla mano, il nuovo progetto. Nota a margine importante e di cui è opportuno dar loro merito, è un opposizione non legata a rendite di posizione politica, ma suffragata da numeri e studi che dovrebbero portare a verificarne le alternative. Di seguito abbiamo voluto mutuare per maggior completezza gli interventi perchè consentono un miglior approfondimento sul tema.

 

INTRODUZIONE DI LUCIANA CAGNA

La conferenza di questa sera sulla vicenda BIODIGESTORE riguarda una delle tante questioni aperte che pesano sulla nostra città. Certamente è tra quelle più impattanti sul futuro di Cuneo e di Borgo San Dalmazzo e della grande Cuneo, l’insieme dei vasti territori che si aprono sulle valli e la montagna. Nei prossimi mesi affronteremo altre questioni e dopo l’estate inizieremo una serie di incontri in tutti i quartieri e in tutte le frazioni.

INTERVENTO DI PAOLO ARMELLINI.
60.000 TONNELLATE DI NO! NO AL BIODIGESTORE DI BORGO!

L’attuale progetto del Biodigestore di Borgo (oggi allo stadio di studio di fattibilità) avrebbe un forte impatto ambientale, con una quantità di rifiuti che si intendono raccogliere per farlo funzionare in modo economicamente conveniente, sovradimensionata rispetto al territorio. Esiste, non solo una criticità di conferimento, economica, ma anche una criticità nella tecnologia di questo impianto di biodigestione.
Sino a ieri sentivamo dire, e anche noi dicevamo: “di non essere contrari alla tecnologia della biodigestione, ma contrari a questo Biodigestore di Borgo”. Oggi NO! Perché la produzione di biometano non è finalizzata a una vera economia circolare dei rifiuti, ma è un sistema che consuma energia e richiede una grande spesa per impianti e trasporti, non è pulito perché inquina, ed è luogo di combustione. In una vera economia circolare tutti i materiali che entrano dovrebbero tornare ad essere utilizzati, tendendo alla strategia “rifiuti zero”, oltretutto in ottemperanza alle direttive europee 2008 e a quelle regionali, .
Quando si sostiene che il ciclo dei rifiuti va chiuso si dice una cosa sacrosanta: il ciclo dei rifiuti va chiuso, ma quella rappresentata dal Biodigestore di Borgo è una chiusura che ha delle falle. L’impianto del Biodigestore va visto con prudenza, è un impianto particolare che di per sè non chiude il ciclo dei rifiuti, perché genera rifiuti gassosi, liquidi e solidi.
L’impianto, che è una riqualificazione tecnologica di un impianto di compostaggio esistente, ha in ingresso la FORSU (frazione organica dei rifiuti solidi urbani: l’umido) e il verde degli sfalci per 45000 tonnellate (che secondo fonti attendibili, confermateci in Commissione consiliare dai responsabili dell’ACSR, per essere economicamente conveniente, deve essere di 60000). La tecnica dell’impianto consiste in una digestione anaerobica (in assenza di ossigeno) dell’organico, che produce biogas poi trasformato in biometano. Non è semplice passare dal biogas, che si ottiene dal digestore anaerobico, al biometano. Il biogas è ricco di acqua e sostanze inquinanti. Deve essere deumidificato, compresso, raffreddato, ancora trattato, e infine deve farsi un passaggio di upgrading (aggiornamento, miglioramento), cioè passaggio da biogas a biometano con la separazione dell’anidride carbonica. Questo vuol dire che ho della CO2 che non so dove mettere, e che andrà in atmosfera. Avrò, pertanto, fatto un sacco di lavorazioni che inquinano e consumano energia per ottenere del metano per gli usi finali.

Quindi: biogas + biometano e compost, che è il risultato di una successiva lavorazione, questa volta in presenza di ossigeno, che pare non apprezzato in agricoltura. Già qui cominciamo ad avere dei dubbi. Inoltre analizziamo i seguenti potenziali o reali problemi:

a) pericolo di inquinamento delle falde.
b) Dimensioni e manufatti del progetto. Ci sono ciminiere? E’ necessaria una variante di piano? Occorre vedere la conformità urbanistica.
c) la Viabilità: il traffico non è trascurabile. Ogni camion porta in media 10 tonnellate di rifiuti; per arrivare alle 45000 o 60000 tonnellate servono dai 4500 ai 6000 camion all’anno, come minimo, in andata e ritorno, i quali durante il loro tragitto emettono CO2 e PM10; il che si traduce in 20-25 camion e camioncini al giorno in andata e ritorno che si immettono in più nel traffico cuneese. Oltretutto, impianti industriali di queste dimensioni e complessità richiedono non solo camion di trasporto rifiuti, ma anche altri trasporti su gomma, accessori allo svolgimento dell’attività: oli esausti, altri scarti (il compost non di buona qualità). Portare i rifiuti da tutta la provincia e fare chilometri con mezzi di trasporto non è il massimo. Ricordiamo che il CEC produce ca. 17.000 tonnellate di rifiuti, le altre 28.000 o 43.000 tonnellate (se rapportate a 60.000) che mancano, arrivano da tutta la provincia e non solo.
d) Quando facciamo un trattamento di digestione anaerobica dell’organico, oltre al biometano produciamo emissioni odorose, che ci sono anche a monte e a valle dell’impianto attraverso: il trasporto, la movimentazione del digestato, lo stazionamento dei camion, la trasformazione del digestato in compost: con grossi problemi per la popolazione che vive intorno all’impianto.
e) Rischi: il metano è un gas, quindi: rischi di esplosioni e incidenti legati all’idrogeno solforato.f) Consumo dell’acqua: 5 volte superiore rispetto a una lavorazione di discarica, tema non trascurabile in periodo di crisi idrica ormai stabilizzata.
g) rumore

Quindi, come si gestisce correttamente la frazione organica dei rifiuti solidi urbani? si ottiene con la Fermentazione aerobica (in presenza di ossigeno prodotta in piccoli medi – impianti, inferiori alle 20.000 tonnellate annue di rifiuti per garantire la materia organica nelle dimensioni sufficienti e necessarie per il fabbisogno del territorio e dell’agricoltura. Grandi impianti come quello di Borgo sarebbero in contrasto con questa logica. Nessuna combustione, che è presente nel trattamento anaerobico del Biodigestore, produce un’economia circolare.
A questo punto la domanda sorge spontanea: perché produrre il biometano se ha tutti questi “svantaggi”? Perché ci sono agevolazioni fiscali, attraverso i certificati verdi per produrre biometano; dalla vendita del biometano si ha un guadagno economico. Specifichiamo bene: questo non è vietato, né scandaloso in una logica di mercato, ma è così. Insediare un impianto che più rifiuti ingurgita più guadagna non è illegittimo, si può fare (ci mancherebbe altro!), ma è un errore sistemico, rende antieconomiche le politiche virtuose di riduzione a monte. Guardate: questa è una logica perversa: se i cittadini di Borgo, Cuneo e dintorni fossero così virtuosi da ridurre i rifiuti, sarebbe conveniente ed economico, come è stato detto in Commissione consiliare, far arrivare “alla grande” i rifiuti da fuori Provincia o Regione, oltre che da fuori Consorzio. Con buona pace di tutti noi!

Ancora qualche riflessione: è stato redatto il piano d’ambito dei rifiuti? Manca una seria programmazione. Noi stiamo subendo, non programmando. Si ha l’impressione che si decida al posto della politica, dal momento che la maggior parte dei cittadini l’impianto non lo vogliono. La cosa più grave è che la decisione sta passando sopra le nostre teste. All’ATO regionale, tra l’altro, ha aderito solo quello cuneese, gli altri 3 consorzi della provincia vanno un po’ per conto loro e manca un soggetto coordinatore e decisore. Quindi succede che, nel vuoto di politica dei rifiuti, si propone un gigantesco impianto di digestione anaerobica. Io dico che se ci fosse stato uno studio serio del territorio si sarebbe visto che le 45-60.000 tonnellate portate a Borgo non sono le tonnellate di Frazione organica che produce l’area del CEC (che sono ca. 17.000), ma sono quelle che vanno a soddisfare un bacino di ca. 600-700.000 abitanti, quindi più della Provincia. Ci troviamo in una città, Borgo, di 12.000 abitanti (con una influenza sulla città di Cuneo di 56.000) che dovrà smaltire l’immondizia di 50 volte il suo fabbisogno. E’ un territorio che ha già dato (la discarica è presente dal 1982) e che dice no al fatto che Borgo diventi la pattumiera della provincia e che Cuneo, territorio contiguo, debba sopportare le conseguenze.

C’è di più. Come sappiamo, il biodigestore per funzionare senza perdite dovrà accogliere tutto l’organico della Granda e non solo, ma non c’è la disponibilità degli altri 3 consorzi (Alba-Bra, Mondovì, Saluzzo-Savigliano-Fossano) perché confluiscono altrove a tariffe più vantaggiose; e l’Autorità d’Ambito regionale non può imporre questo conferimento, nonostante le dichiarazioni in passato dei vertici del Consorzio e di politici. E sottolineamo anche che tutto ciò è inimmaginabile, alla luce di progetti turistici comuni che prevedono un collegamento del capoluogo con la montagna. Il progetto della Metro-montagna e di Cuneo “città alpina 2024” non deve essere solo una vetrina di 1 anno, ma deve essere coerente in tutte le sue espressioni, anche da questo punto di vista e Cuneo e Borgo, in particolare, devono lavorare in sintonia molto di più di quanto si sia fatto sino ad oggi, perché serve a Borgo, ma anche a Cuneo.

In definitiva non c’è un no assoluto, ma parlare di alternative (dal punto di vista della tecnologia, del sito (Borgo non è baricentrico in provincia) e degli investimenti) è cosa buona e giusta.
Il Biodigestore è una grande opportunità (come dice qualcuno). Si lo è, ma il trattamento può essere fatto con due tecnologie, con fini diversi e conseguenze diverse:
– uno in assenza di ossigeno (anaerobico) con un risultato di: energia (biometano) e compost (che si ottiene dopo un trattamento aerobico del digestato) poco apprezzato in agricoltura, con recupero parziale di materia, avvalendosi di medio grandi impianti industriali e con i rifiuti intesi come risorsa perché necessari in una logica di incentivi.
– uno, in presenza di ossigeno (aerobico), con dimensione inferiore alle 20.000 tonnellate annue che e’ preferibile e che si avvicina al tonnellaggio CEC. ; quindi gli impianti possono essere anche industriali ma di taglie medio piccole, con la logica che i rifiuti diventano un problema e vanno ridotti al minimo (quindi a monte massima attenzione nel conferimento della frazione organica), secondo la logica degli impianti di prossimità (ambito Consorzio per esempio) e coerente con l’emergenza climatica. Non dimentichiamo che l’Italia ha aderito al protocollo di Kyoto e successivi protocolli che prevedono la riduzione di gas clima alterante (CO2 e metano appunto) del 55% entro il 2030 . Quindi, nel caso del Biodigestore di Borgo, fra qualche anno c’è il rischio fondato che finiti gli incentivi, ci troveremo ad avere un eco mostro sul nostro territorio e a dover smaltire i rifiuti organici, lasciando una pesante eredità ai nostri figli, nipoti e pronipoti.

– l’esigenza primaria del bene della salute dei cittadini non deve mai essere posposto a iniziative imprenditoriali. C’è una normativa che permette al Sindaco, massima espressione sanitaria sul territorio, di opporre un veto rispetto a iniziative industriali che possono incidere sul piano sanitario, per effetto di esalazioni, scoli e rifiuti, per contemperare le esigenze di pubblico interesse con quelle dell’attività produttive: sono gli artt. 216 e 217 del Regio Decreto del ‘34 T.U.LL.SS, non modificati, ma ribaditi dal d.P.R. 616/1977 e dalla legge 833/1978 (quella dell’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale).
chi ha raccolto informazioni sui biodigestori in Germania (che è un riferimento attendibile dal punto di vista tecnico e del rigore operativo), sa che la Germania, che ne ha costruiti parecchi, sta facendo un passo indietro e si sta muovendo in un’altra direzione, perché ha avuto problemi, incidenti, esplosioni, inquinamenti di falde.

INTERVENTO DI GIANCARLO BOSELLI

 

Il Comune di Cuneo socio di riferimento di ACSR, è stato determinante nella decisione di costruire il biodigestore. Ricordiamo che la Sindaca, dalla sera alla mattina ha cambiato la sua posizione in materia. Prima ha detto che avrebbe condiviso la posizione di Borgo notoriamente contrario ad ospitare l’impianto e contrario all’ operazione, poi ha fatto esattamente l’opposto. Ha deciso di costruire un biodigestore da 60.000 tonnellate che peserà sulle bollette rifiuti dei cittadini con aumenti pesanti e creerà problematiche di inquinamento importanti come sostiene uno studio di una delle università più prestigiose d’Italia. Con assoluta approssimazione si è sostenuto in tutte le sedi che se il rifiuto da conferire non c’era sulla carta, sarebbe poi arrivato in concreto da fuori area da fuori provincia. E quindi i parametri per rendere compatibile finanziariamente l’operazione anche se in effetti non c’erano ci sarebbero comunque stati con il tempo. Ma il nuovo Presidente di autorità Piemontese lo ha escluso. Si è garantito che la tecnologia non comporta problemi di inquinamento. Che la sicurezza e’ assoluta. Non è così e ARMELLINI ha spiegato bene le ragioni del nostro no. Ma la vicenda a nostro avviso ha messo in luce un’altra questione. Perché si arriva a questa situazione paradossale? Perché’ c’è un problema grave di governance delle società operative del settore. La domanda che faccio è molto chiara: sono i comuni, in primis il Capoluogo che come soci tracciano,la strategia e la politica che le società devono seguire? Si ha come l’ impressione che invece vivano di vita propria e che la presenza dei soci venga vissuta come un fastidio. Sembrano essere le società che indicano la strada ai comuni che è scontato, devono adeguarsi.
Noi pensiamo che il Comune di Cuneo, non eserciti con efficacia il suo ruolo di azionista su tutte le partecipate. . Una scelta della Sindaca, come già del suo predecessore. Abbiamo cercato in questi due anni di sollevare la questione. Ovviamente non bastano gl’incontri frettolosi e le audizioni veloci in commissione consiliare. Su società operative di rilevanza servono amministratori con competenze specifiche e operativi. Le società non possono mai essere affidate alla dirigenza, Devono rispondere agli indirizzi degli azionisti che però devono esserci ed essere forti e chiari. Ma questo sarà possibile solo con un altro governo della Città perché invece per questa Sindaca tutto va bene così. Senza una visione di prospettiva, con le decisioni di oggi che non guardano al domani. Evidente quindi che la nostra opposizione al Biodigestore dentro e fuori il Consiglio Comunale nei prossimi mesi sarà molto forte e decisa. Forse qualcuno si era illluso che tutto fosse ormai deciso e determinato.

 

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