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La Granda ed il suo ospedale: una storia irrisolta

25/10/2026 | Cronaca Cuneo, Medicina

Ci sono duecento quarantasette comuni nella provincia di Cuneo. Molti si raggiungono percorrendo strade di fondovalle che d’inverno ghiacciano, che si chiudono per frane, senza un autobus dall’alba al tramonto. In val Maira, val Grana, oppure in val Varaita da certe borgate il presidio ospedaliero dista più di novanta minuti di macchina. In quei novanta minuti, per un ictus, un infarto, un parto prematuro, può cambiare tutto.

I numeri del sistema sanitario provinciale dicono molto. La provincia è divisa tra due aziende sanitarie: l’ASL CN1, con capoluogo a Cuneo, serve una popolazione di circa 380.000 abitanti e gestisce i presidi ospedalieri di Cuneo, Saluzzo, Savigliano e Ceva; l’ASL CN2, con capoluogo ad Alba, copre i restanti 200.000 abitanti e i presidi di Alba, Bra e Mondovì. Il personale medico e sanitario complessivo delle due aziende supera le 8.500 unità, con una carenza stimata di oltre 400 infermieri rispetto agli organici teorici di fabbisogno. Il tasso di ospedalizzazione provinciale si attesta intorno a 140 ricoveri per 1.000 abitanti, leggermente inferiore alla media regionale piemontese (148 per 1.000), ma il dato nasconde una forte disomogeneità territoriale: nei comuni di fondovalle e di montagna il ricorso all’ospedale è strutturalmente inferiore a quello dei comuni di pianura, non per minori bisogni di salute ma per le maggiori difficoltà di accesso fisico. Secondo i dati ISTAT 2025, la quota di over 65 nella provincia è del 23,4%, con punte superiori al 35% in molti comuni montani delle valli: una proporzione destinata ad aumentare nei prossimi venti anni mentre la popolazione attiva continua a spostarsi verso i fondovalle e le città.

Il presidio ospedaliero Santa Croce e Carle è il centro di questo sistema: oltre 800 posti letto distribuiti su due sedi storicamente separate, il Santa Croce nel centro della città, il Carle nella zona di Confreria a nord-est, che garantisce le principali specialità cliniche: cardiologia e cardiochirurgia, neurologia e neurochirurgia, oncologia e oncoematologia, chirurgia robotica, terapia intensiva neonatale (con il reparto di neonatologia di III livello che serve tutta la provincia e parte di quelle limitrofe), medicina nucleare e un centro trapianti.

Il Dipartimento di Emergenza-Urgenza riceve circa 75.000 accessi l’anno al Pronto Soccorso, con un picco stagionale nei mesi invernali. Il personale medico in pianta organica supera le 600 unità, cui si aggiungono circa 1.400 infermieri e OSS. Il budget annuo dell’ASL CN1, di cui il Santa Croce e Carle assorbe la quota principale, è di circa 600 milioni di euro. Tra le eccellenze riconosciute a livello nazionale figura il Centro per la Diagnosi e Cura dei Tumori Rari e il Servizio di Cardiologia Interventistica, che esegue circa 1.800 procedure annue tra coronarografie, PTCA e impianti di device.

Da anni ormai Cuneo attende una soluzione per un nuovo ospedale. In un primo c’era in ipotesi a possibilità dii n partenariato pubblico privato. Oggi di è profilata una diversa soluzione.

Infatti, per il nuovo ospedale, il meccanismo finanziario scelto dalla Regione è il cuore della strategia: l’INAIL metterà a disposizione 410 milioni di euro come investimento diretto nella costruzione. Diventando, in cambio, per un periodo di circa 18 anni, proprietario dell’immobile e concedendolo in uso all’ASL.

ù Al termine del periodo, la struttura ritornerà in piena proprietà pubblica. Il vantaggio rispetto a un Project Financing privato (PPP) è significativo: a parità di investimento, il costo complessivo dell’operazione in 18 anni è stimato inferiore di circa 60-80 milioni di euro grazie all’assenza di margini di profitto privati e al tasso di interesse sostanzialmente nullo applicato dall’istituto pubblico.

Nel frattempo, l’ospedale investe e si aggiorna. La Sala Ibrida è operativa dall’inizio del 2026. Questo rappresenta un investimento superiore a tre milioni di euro in un ambiente che integra sala operatoria e sala di emodinamica/angiografia, consentendo interventi di cardiochirurgia, chirurgia vascolare e neurochirurgia con guida radiologica in tempo reale senza spostare il paziente.

La sala gestisce circa 400 procedure ibride l’anno, con una riduzione stimata del 35% della mortalità peri operatoria per le patologie vascolari complesse rispetto alle procedure tradizionali separate. Il progetto Tomasini Campus è in avvio nella sede di Confreria: un polo universitario di formazione e ricerca biomedica in convenzione con l’Università di Torino, che mira a ospitare dottorati di ricerca, specializzazioni cliniche e laboratori di ricerca applicata. Se sviluppato in forma strutturata, il Campus potrebbe attrarre finanziamenti competitivi europei (Horizon Europe) e contribuire a risolvere il problema cronico del reclutamento di medici specialisti: nelle aree periferiche, la presenza di un contesto di ricerca accademica è il principale fattore di attrazione per i giovani medici dopo la retribuzione.

Sul fronte della medicina territoriale, il PNRR ha portato risultati concreti e misurabili. Lo scorso 21 aprile sono state inaugurate le Case della Comunità di Verzuolo, Dronero e Borgo San Dalmazzo: strutture di circa 800-1.200 m² ciascuna che integrano in un unico punto di accesso medicina generale, specialistica ambulatoriale, infermieristica di comunità, assistenza sociale e, in prospettiva, telemedicina. Sono finanziate con fondi PNRR per un totale stimato di circa 4 milioni di euro per le tre strutture. L’ex Mater Amabilis di Cuneo si trasformerà in Ospedale di Comunità con 15-20 posti letto a bassa intensità di cura, con fine lavori prevista a maggio 2026: un filtro ospedaliero per pazienti che non necessitano di cure acute ma non possono essere gestiti a domicilio, con l’obiettivo di ridurre del 15-20% i ricoveri impropri al Pronto Soccorso del Santa Croce e Carle.

Per capire cosa dovrebbe essere il nuovo ospedale di Cuneo, è necessario però alzare lo sguardo verso chi, in condizioni analoghe, ha già trovato le risposte.

Cuneo è un capoluogo con un vasto territorio, infrastrutture incomplete, una popolazione che invecchia nelle valli ed un ospedale sotto pressione. Ecco allora otto contesti europei che condividono con Cuneo la dimensione urbana (50.000-70.000 abitanti), la natura del territorio montano o pedemontano, la posizione geograficamente periferica o di confine e la funzione di polo sanitario su una provincia o distretto di 200.000-340.000 persone.

Per ogni città sono stati analizzati: dotazione di posti letto e personale, volumi di attività (ricoveri, accessi al Pronto Soccorso, interventi chirurgici), organizzazione interna, innovazione tecnologica e risultati misurati. Il quadro che emerge è una mappa di risposte già operative, testate e replicabili.

Pordenone: il cantiere che insegna il metodo.

La città friulana, 51.000 abitanti, capoluogo di una provincia di 310.000 persone in posizione pedemontana verso il confine orientale, ha inaugurato nel 2022 il nuovo ospedale Santa Maria degli Angeli dopo un decennio di attesa che ricorda molto da vicino la storia cuneese. La struttura conta 450 posti letto, organizzati su cinque piani funzionali con un modello di degenza a intensità di cura progressiva: le camere non sono assegnate per reparto specialistico ma per complessità assistenziale, il che consente di adattare in tempo reale la dotazione infermieristica ai picchi di domanda senza spostare i pazienti. Il cuore del progetto è l’automazione logistica nativa: veicoli a guida autonoma (AGV) percorrono un sistema di binari interni h24 trasportando farmaci, referti, campioni biologici e biancheria senza coinvolgere il personale sanitario in attività di trasporto; un sistema pneumatico parallelo smista la documentazione tra reparti in meno di tre minuti. Il risparmio documentato è una riduzione dei costi operativi logistici del 15-20% rispetto a strutture analoghe non automatizzate, con un recupero stimato di 1.800 ore/anno di lavoro infermieristico ridestinate all’assistenza diretta. I volumi di attività al primo anno pieno di esercizio hanno superato le 18.000 dimissioni ordinarie e 62.000 accessi al Pronto Soccorso, con una degenza media di 5,8 giorni, inferiore alla media regionale. Il Pronto Soccorso di I livello funge da hub per la rete provinciale, con protocolli di trasferimento codificati verso i presidi spoke di Spilimbergo e San Vito al Tagliamento. La lezione per Cuneo è di metodo: il momento per integrare l’automazione è durante la progettazione. Inserirla in un secondo momento in un edificio già costruito costa tre volte di più e non dà mai gli stessi risultati strutturali.

Lecco: l’eccellenza come argine alla metropoli

L’ASST Manzoni serve una provincia alpina di 337.000 abitanti schiacciata tra il lago e le Prealpi, a poco più di un’ora da Milano. Il presidio ospedaliero principale conta circa 950 posti letto sull’intera ASST, organizzati in un DEA di II livello con Stroke Unit di III livello e Neurochirurgia. I volumi annui dichiarati nell’Atto Aziendale 2025 superano le 40.000 dimissioni, con un Pronto Soccorso che registra oltre 80.000 accessi l’anno. Il tasso di ospedalizzazione provinciale è sceso del 12% in cinque anni, segno che la medicina territoriale regge il filtro. La strategia di Lecco è costruire eccellenze cliniche che rendano superfluo il viaggio verso Milano: il sistema esoscopico ad alta precisione per la chirurgia cranica e spinale, introdotto nel 2026, è uno degli undici impianti attivi in Italia; il programma di genomica computazionale per la personalizzazione delle terapie oncologiche intercetta pazienti che un tempo gravitavano sul Niguarda o sul San Raffaele. La degenza media in neurochirurgia a Lecco è scesa a 4,2 giorni grazie ai percorsi di riabilitazione precoce integrati, con una riduzione delle complicanze post-operatorie del 18% rispetto alla media nazionale. Il Centro Trauma di Zona gestisce mediamente 340 traumi maggiori l’anno con un tasso di sopravvivenza a 30 giorni del 94,6%. Per Cuneo, che rischia la stessa dipendenza da Torino che Lecco rischiava da Milano, la lezione è precisa: l’eccellenza neurologica e neurochirurgica non è un lusso riservato alle grandi città, è uno strumento di radicamento economico e sanitario del territorio.

Rosenheim (Germania). la specialistica arriva in valle

.Sessantacinquemila abitanti nell’Alta Baviera pedemontana, nodo ferroviario sul corridoio Monaco-Innsbruck-Verona, distretto montano con valli laterali scarsamente collegate. Il RoMed Klinikum gestisce il sito principale di Rosenheim con 640 posti letto, inserito in un gruppo distrettuale da 1.050 letti complessivi su quattro sedi. I volumi 2024 indicano circa 35.000 ricoveri ordinari, 90.000 accessi in Pronto Soccorso e oltre 12.000 interventi chirurgici l’anno, con una degenza media di 5,3 giorni. L’organizzazione prevede 28 reparti clinici e un budget annuo di circa 420 milioni di euro, con circa 3.800 dipendenti totali nel gruppo. La soluzione distintiva è la Tele-Portal Clinic: dodici chioschi di tele consultazione installati nei comuni più remoti del distretto, collegati in tempo reale al sistema informatico dell’hub. Il paziente si reca alla farmacia o al poliambulatorio del paese, viene connesso in video con lo specialista, ottiene visita e prescrizione senza spostarsi. Il servizio copre 14 specialità, eroga circa 4.200 tele consultazioni l’anno e ha ridotto del 23% le visite ambulatoriali fisiche in pronto soccorso per patologie a bassa complessità. La refertazione radiologica è centralizzata h24: immagini acquisite nei quattro siti del gruppo vengono lette dal radiologo reperibile nella sede hub entro tempi medi di 22 minuti. Per le valli cuneesi, da Entracque ad Acceglio, il modello non richiede adattamenti sostanziali: la tecnologia è commercialmente disponibile, il costo di installazione di un chiosco è inferiore a 40.000 euro.

Kempten(Germania): la governance che semplifica tutto

Settantamila abitanti, capitale dell’Allgäu alpino bavarese, distretto integrato di 270.000 persone. Il Klinikum Kempten conta 510 posti letto ed è il nodo principale del Klinikverbund Allgäu, consorzio che integra tre strutture distrettuali sotto un’unica governance. I volumi consolidati 2024 del gruppo ammontano a circa 48.000 ricoveri e 130.000 accessi urgenti l’anno, con un organico di oltre 4.200 dipendenti e un budget aggregato di circa 480 milioni di euro. Il Klinikum Kempten impiega 1.100 persone di cui 280 medici, con un rapporto infermieri/posti letto di 0,82 — superiore alla media tedesca (0,71) e ben al di sopra di quella italiana (0,55). La cartella clinica condivisa in tempo reale è accessibile da tutti e tre i presidi del Klinikverbund e dai circa 340 medici di medicina generale convenzionati del distretto: un paziente ricoverato d’urgenza è già “conosciuto” dal sistema con anamnesi, allergie, terapie in corso e ricoveri precedenti. Il Pronto Soccorso è strutturato come ZINA — Zentrale Interdisziplinäre Notaufnahme —: un’unica area di triage interdisciplinare dove medici di medicina d’urgenza, internisti, chirurghi e ortopedici valutano insieme ogni paziente in arrivo. Il risultato documentato è una riduzione del 30% dei tempi medi di attesa rispetto ai PS tradizionali a compartimenti specialistici. La gestione digitale integrata dei farmaci (Medikationsmanagement) ha portato a una riduzione degli errori di terapia dell’11% nel primo anno di piena operatività. Per Cuneo, la traduzione è diretta: un Consorzio Sanitario CN1-CN2 con cartella clinica unica e un PS a triage interdisciplinare ridurrebbero tempi, costi e rischi clinici in modo misurabile, senza aggiungere un solo posto letto.

Villach (Austtria): la geriatria alpina come risposta al futuro

Sessantacinquemila abitanti in Carinzia, al crocevia tra Austria, Italia e Slovenia, distretto di Alta Carinzia da 260.000 persone. L’LKH Villach, gestito da KABEG, conta 730 posti letto articolati in 11 dipartimenti clinici, con circa 32.000 ricoveri l’anno e un Pronto Soccorso che registra circa 75.000 accessi (dato sovrapponibile a quello del Santa Croce e Carle di Cuneo). Il personale ammonta a 2.100 unità, con un tasso di occupazione dei posti letto superiore all’85%. Il punto di forza è il programma “Geriatria State-of-the-Art”: un’unità geriatrica di 48 posti letto, integrata con 12 posti letto di riabilitazione precoce post-acuzie, un servizio di telemedicina domiciliare che monitora in tempo reale oltre 1.200 pazienti anziani cronici attraverso sensori indossabili e tablet con videoconsulto, e un programma di domotica assistiva nelle strutture residenziali convenzionate. Il risultato è una riduzione del 28% dei ricoveri ripetuti entro 30 giorni per i pazienti ultra-settantacinquenni seguiti in telemedicina, rispetto al gruppo di controllo non monitorato. Il dato più originale riguarda l’elisoccorso: il sistema informatico, quando registra un codice rosso in una zona remota del distretto, attiva direttamente l’elicottero senza attendere la valutazione umana del dispatcher, riducendo i tempi medi di intervento notturno da 18 a 11 minuti. Con i 137 comuni della provincia di Cuneo dove vivono anziani soli a decine di chilometri dal primo soccorso, questo non è un dettaglio tecnico: è la differenza tra la vita e la morte.

Chambéry (Franccia):  la rete che porta l’ospedale a casa

Prefettura della Savoia, 60.000 abitanti, area metropolitana da 260.000, il Tunnel del Fréjus a fare da porta verso l’Italia, proprio come Cuneo guarda verso la Francia attraverso il Tenda. Il Centre Hospitalier Métropole Savoie è una rete ospedaliera da 1.874 posti letto su tre sedi (671 a Chambéry, resto distribuito tra Aix-les-Bains e Albertville), con oltre 70.000 ricoveri l’anno nell’intero gruppo, una maternità di tipo III con circa 2.800 parti annui, un centro oncologico e un servizio di medicina nucleare. Il personale supera le 4.800 unità, con un budget annuo di circa 550 milioni di euro. La struttura è dotata di robot chirurgico Da Vinci (circa 450 interventi robotici l’anno, soprattutto in urologia e ginecologia) e di un acceleratore lineare di ultima generazione per la radioterapia. Il vero fiore all’occhiello è tuttavia la piattaforma digitale per le cure palliative domiciliari: il CHMS coordina via teleconsulto oltre 500 pazienti l’anno nelle valli savoiarde più isolate, con un team multidisciplinare — oncologo, geriatra, psicologo, infermiere di cure palliative — che si incontra virtualmente ogni settimana per ogni caso. Il risultato è una riduzione del 40% dei ricoveri ospedalieri impropri in questo segmento di pazienti e una riduzione del 35% dei giorni medi di degenza per i pazienti oncologici avanzati, con un risparmio stimato di 2,3 milioni di euro l’anno che viene reinvestito nel potenziamento del servizio. La rete degli Hôpitaux de Proximité garantisce chirurgia diurna e geriatria nei comuni più remoti. Per la Granda, con le Case della Comunità appena inaugurate e una quota crescente di anziani soli in valle, il modello è immediatamente replicabile a partire dalle infrastrutture già esistenti.

Rodez (Francia): la periferia che si dà la tecnologia.

Capoluogo del dipartimento dell’Aveyron nel Massiccio Centrale francese, 51.000 abitanti, dipartimento rurale di 279.000 persone disperso su 8.735 km², una densità di 32 abitanti per km² che ricorda da vicino le valli cuneesi. Il CH Jacques Puel conta circa 450-500 posti letto MCO (medicina, chirurgia, ostetricia), con circa 22.000 ricoveri ordinari l’anno, un Pronto Soccorso da 58.000 accessi e circa 9.000 interventi chirurgici. È capofila del Groupement Hospitalier de Territoire du Rouergue, che integra cinque strutture del dipartimento, con protocolli di trasferimento codificati e budget condiviso. Il personale medico conta 320 unità e quello infermieristico-tecnico circa 1.400, con un tasso di turnover del 9% — inferiore alla media nazionale francese (14%) grazie alle politiche di fidelizzazione e alle borse di studio per il reclutamento locale. Nel 2025 è entrato in funzione il secondo robot chirurgico (il primo era operativo dal 2022): i due sistemi garantiscono una capacità complessiva di circa 1.200 interventi robotici l’anno in chirurgia viscerale, toracica e urologica, con una degenza media post-operatoria scesa a 2,8 giorni per gli interventi laparoscopici robotici, contro i 5,1 giorni della chirurgia tradizionale. Il sistema di intelligenza artificiale per la diagnostica radiologica urgente analizza ogni TAC e RM acquisita nelle ore di guardia ridotta (22.00-7.00): l’algoritmo prioritizza automaticamente le immagini, segnala le urgenze al medico reperibile e abbatte il tempo medio di refertazione da 47 a 18 minuti. Rodez dimostra che la dotazione tecnologica avanzata non è un privilegio metropolitano: è una scelta strategica a portata di bilancio per qualsiasi ospedale periferico che decida di investirci.

Cuenca (Spagna): come si inverte la fuga verso la metropoli.

Capoluogo di provincia nella Serranía iberico-castigliana, 53.000 abitanti, provincia di 195.000 persone su un territorio montano interno. Madrid è a 165 chilometri, Valencia a 190: abbastanza vicine da tentare i pazienti a spostarsi per le cure più complesse, abbastanza lontane da rendere lo spostamento oneroso e stressante. La mobilità passiva sanitaria, i pazienti che scelgono strutture fuori provincia, aveva superato il 28% dei ricoveri ad alta complessità negli anni precedenti il 2020, erodendo progressivamente la capacità del sistema locale di mantenere specialità di qualità. La risposta è stato il Nuevo Hospital Universitario de Cuenca, aperto nella sua configurazione completa tra il 2025 e il 2026: oltre 500 posti letto, 16 sale operatorie modulari, circa 25.000 ricoveri l’anno e un Pronto Soccorso da 72.000 accessi, gestito secondo il modello GAI — Gerencia de Atención Integrada del SESCAM, che unifica in un’unica direzione ospedale, specialistica ambulatoriale e cure primarie del territorio provinciale, con un budget integrato di circa 230 milioni di euro. L’elemento più innovativo è la farmacia robotizzata attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7, inaugurata nel 2024: il sistema prepara automaticamente le terapie per ogni paziente ricoverato, confeziona le dosi unitarie, le smista nei carrelli per reparto e aggiorna in tempo reale il sistema informatico clinico in caso di variazioni prescrittive. Il risultato documentato è l’azzeramento degli errori di omissione della terapia (erano 4,2 per 1.000 somministrazioni nel vecchio sistema) e una riduzione del 14% del costo unitario del farmaco per paziente/giorno. Le 16 sale operatorie, dimensionate per il 60% in configurazione day surgery, il 30% chirurgia ordinaria, il 10% chirurgia d’urgenza, hanno consentito di portare il tasso di utilizzo delle sale all’87%, contro il 72% del vecchio presidio. L’effetto complessivo è stato misurabile: la mobilità passiva ad alta complessità è scesa dal 28% al 16% in due anni. I pazienti tornano a curarsi a Cuenca. Per una Cuneo che guarda con qualche preoccupazione alla concorrenza di Torino, il messaggio è chiaro: non si contrasta la metropoli con la rassegnazione, ma con un ospedale che rende il viaggio superfluo.

Il modello ideale: cosa dovrebbe essere il nuovo ospedale di Cuneo?

Le lezioni delle otto città campione convergono verso un modello che è un insieme di scelte operative trasferibili a Cuneo. Detto questo, ecco in breve, come e dove migliorare:

– automazione logistica nativa (Pordenone). Il capitolato di gara del PFTE dovrebbe obbligatoriamente prevedere la progettazione di un sistema di logistica interna automatizzata: binari AGV per il trasporto di farmaci, campioni e biancheria, sistema pneumatico per la documentazione, magazzino farmaceutico automatizzato. Il costo aggiuntivo rispetto a una struttura senza automazione è stimato in 8-12 milioni di euro su un edificio da 138.000 m², pari al 2-3% del costo totale. Il ritorno dell’investimento, sulla base dell’esperienza di Pordenone, è atteso in 6-8 anni grazie ai risparmi operativi (15-20% dei costi logistici) e al recupero di circa 1.800 ore annue di lavoro infermieristico ridestinate all’assistenza diretta. Se non integrata in fase progettuale, la stessa automazione installata in un secondo momento costerebbe 25-35 milioni di euro, rendendo il ritorno praticamente impossibile nel ciclo di vita dell’edificio.[7]

– Pronto Soccorso openspace con triage ZINA e ADR  (Kempten, Cuenca). L’area di emergenza-urgenza dovrebbe essere progettata come un openspace interdisciplinare sul modello ZINA: nessuna separazione fisica tra medicina d’urgenza, chirurgia e ortopedia nella fase di triage, con valutazione parallela del paziente da più specialisti. L’area dovrebbe includere 12-16 Admission & Discharge Room (ADR), letti dedicati esclusivamente alla gestione dell’ammissione e della dimissione, che nei modelli adottati in Spagna e in Germania hanno ridotto i tempi di permanenza impropria in PS del 25-30%. Con 75.000 accessi annui al Santa Croce e Carle e una quota stimata del 20-25% di accessi a bassa complessità smaltibili attraverso percorsi dedicati, il potenziale di decongestionamento è stimato in 15.000-18.000 accessi/anno ricollocabili su percorsi alternativi al PS tradizionale, con una riduzione attesa del sovraffollamento del 35-40%.

–  farmacia robotizzata h24 e AI diagnostica (Cuenca, Rodez). La farmacia ospedaliera del nuovo presidio dovrebbe essere integralmente automatizzata fin dall’apertura, con un sistema robotizzato attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per la preparazione e distribuzione delle terapie ai reparti. Il costo del sistema è stimato in 3-5 milioni di euro per una struttura da 800 letti, con un ritorno in 4-5 anni grazie alla riduzione degli errori di terapia (potenzialmente azzerabile da una media di 4-5 eventi ogni 1.000 somministrazioni) e alla riduzione del costo unitario del farmaco del 12-14%. Parallelamente, l’adozione di un sistema di AI per la diagnostica radiologica urgente, con prioritizzazione automatica delle immagini nelle ore di guardia ridotta, comporta un investimento di 400.000-600.000 euro per la licenza software e l’integrazione con il PACS esistente, con un abbattimento del tempo medio di refertazione urgente da oltre 40 minuti a meno di 20, riducendo il rischio di diagnosi ritardata nelle patologie tempo-dipendenti come ictus e aorta.

–  Tele-Portal Clinic nei comuni capo valle (Rosenheim). Parallelamente alla costruzione del nuovo ospedale, e dunque avviabile già nel 2026-2027 sfruttando le Case della Comunità appena inaugurate come nodi di accesso — dovrebbe essere sviluppata una rete di 10-15 chioschi di tele consultazione nei comuni capo valle delle valli cuneesi: Val Maira (Dronero già ha la Casa della Comunità, Stroppo e Acceglio sono i nodi remoti), Val Varaita (Pontechianale, Casteldelfino), Val Stura (Vinadio, Demonte), Val Grana (Monterosso Grana), Val Vermenagna (Vernante), Valli Gesso (Entracque). Il costo di installazione per chiosco è inferiore a 40.000 euro; il costo di gestione annuo per l’intera rete (personale tecnico, banda larga, manutenzione) è stimato in 200.000-300.000 euro. A fronte di un bacino potenziale di 60.000-80.000 residenti in zone a elevata distanza dal presidio principale, la rete potrebbe erogare 4.000-6.000 tele consultazioni annue, riducendo del 20-25% i trasferimenti non urgenti verso Cuneo e alleggerendo sia i costi di mobilità per le famiglie sia la pressione sul PS.

– geriatria integrata e cure palliative domiciliari (Villach, Chambéry). Con il 23,4% di over 65 nella provincia e quote superiori al 35% nei comuni montani, la geriatria è la specialità con il maggior potenziale di impatto sui ricoveri impropri e sulla qualità di vita. Il nuovo ospedale dovrebbe ospitare un’unità geriatrica di 40-50 posti letto integrata con 10-15 posti di riabilitazione precoce, collegata a un sistema di telemedicina domiciliare per il monitoraggio di almeno 1.000-1.200 pazienti cronici anziani. Il costo della piattaforma tecnologica è stimato in 1,5-2 milioni di euro per la fase di avvio, con un risparmio atteso di 2-3 milioni di euro l’anno in ricoveri evitati (28% in meno di ricoveri ripetuti entro 30 giorni, sul modello Villach). La piattaforma di coordinamento per le cure palliative domiciliari, sul modello del CHMS di Chambéry, potrebbe gestire 400-500 pazienti oncologici avanzati l’anno in tutta la provincia, con una riduzione stimata del 40% dei ricoveri impropri in questo segmento e un risparmio di 2-2,5 milioni di euro annui, interamente re investibile nel potenziamento del servizio.

– Consorzio Sanitario Cuneese e cartella clinica unica (Kempten, Rodez). La governance del sistema sanitario provinciale è il nodo più difficile da sciogliere ma anche quello con il maggior potenziale di risparmio strutturale. L’unificazione della direzione strategica di ASL CN1 e ASL CN2 in un Consorzio Sanitario Cuneese,  sul modello del Klinikverbund Allgäu e del GHT francese, consentirebbe di eliminare la duplicazione degli staff amministrativi (stimata in 80-100 posizioni), di centralizzare gli acquisti di farmaci e dispositivi medici (con risparmi stimati del 8-12% sul volume complessivo, pari a 15-20 milioni di euro annui), di condividere le piante organiche mediche nelle specialità più carenti (radiologia, anestesia, pronto soccorso) e di adottare una cartella clinica elettronica unica accessibile a tutti i presidi provinciali e ai medici di medicina generale. Una stima prudente dei risparmi aggregati da governance unificata, acquisti centralizzati e riduzione dei ricoveri impropri suggerisce un beneficio netto di 25-35 milioni di euro annui a regime, equivalente al 4-5% del budget sanitario provinciale complessivo.

Una scelta che dura cinquant’anni

Il bando è aperto, il finanziamento c’è, la volontà politica, al netto delle tensioni tra Regione e Comune, esiste. Nei prossimi mesi si decideranno cose che conteranno per decenni: l’udienza del Consiglio di Stato del 25 giugno dirà se l’iter è definitivamente sicuro o se si apre un nuovo fronte giuridico; le settimane successive diranno se il tavolo di monitoraggio richiesto dalla sindaca Manassero verrà istituito o ignorato; l’autunno 2026 dirà se l’aggiudicazione della gara PFTE rispetterà il cronoprogramma o subirà l’ennesimo slittamento.

Ma al di là del contenzioso e delle scadenze burocratiche, c’è una scelta di sostanza che non può essere rinviata: cosa scriviamo nel capitolato di gara.

Il bando PFTE è il documento che definisce cosa il progettista deve consegnare, e dunque cosa sarà costruito. Se il capitolato parla solo di metri quadrati e posti letto, a Confreria sarà costruito un edificio. Se parla di automazione logistica nativa, di PS openspace con triage ZINA, di farmacia robotizzata, di cablaggio per la telemedicina, di unità geriatrica integrata, di connessione in fibra ottica ridondante con i presidi spoke di valle, a Confreria sarà costruito un ospedale del futuro.

La differenza di costo tra le due opzioni è stimata nell’ordine del 3-5% del budget totale: 12-20 milioni di euro su 410. La differenza nei risultati clinici, operativi e finanziari nell’arco di cinquant’anni è decisamente più grande.

Le raccomandazioni prioritarie emergono con chiarezza dall’analisi proposta:

– integrare nel capitolato PFTE i requisiti tecnologici minimi, automazione logistica, PS open-space, farmacia robotizzata, AI diagnostica, connessione telemedicina

– approvare il Piano di Riqualificazione dell’area Santa Croce

– avviare la rete Tele-Portal Clinic già nel 2026-2027, indipendentemente dall’apertura del cantiere, usando le Case della Comunità appena inaugurate come nodi: l’investimento è inferiore a 600.000 euro totali per dieci chioschi, il beneficio per le famiglie delle valli è immediato.

– istituire il tavolo permanente di monitoraggio Regione-Comune con KPI pubblici trimestrali: la trasparenza è l’unico antidoto ai “cronoprogrammi a vuoto”.

–  avviare il piano pluriennale per il personale, borse di studio per le lauree infermieristiche, alloggi a canone calmierato, percorsi di carriera nella ricerca universitaria

Quello che costruiranno a Confreria nei prossimi anni sarà l’ospedale dei prossimi cinquant’anni della Granda.

Non è un appalto. È una scelta di civiltà. Otto città europee, in condizioni simili, hanno già dimostrato che si può fare bene. Adesso tocca a Cuneo decidere se guardare avanti o continuare a rimandare.

Note e fonti

ASL CN1 — dati di attività ospedaliera; ISTAT 2025; dati infrastrutturali Regione Piemonte www.aslcn1.it

Regione Piemonte www.regione.piemonte.it

ASFO Pordenone — Rapporto Smart Hospital 2022; ASST Lecco — Atto Aziendale 2025; RoMed Kliniken Rosenheim — Jahresbericht 2024; Klinikverbund Allgäu (Kempten) — Jahresbericht 2024.

KABEG — LKH Villach, Rapporto annuale 2024; CH Métropole Savoie (Chambéry) — Rapport d’Activité 2024. www.ch-metropole-savoie.fr

CH Jacques Puel (Rodez) — comunicati robotica e AI diagnostica 2024-2026. www.ch-rodez.fr; GHT du Rouergue — Projet Médical de Territoire. GAI SESCAM (Cuenca) — inaugurazione farmacia robotizzata 2024; Diario de Cuenca 2024-2026; Ministerio de Sanidad España — Catálogo Nacional de Hospitales. www.gaihucu.es

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